Lo spirito olimpico orwelliano | Presseurop italiano

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Lo spirito olimpico orwelliano

20 luglio 2012

The New York Times New York

Esercitazione delle forze di sicurezza per i giochi olimpici a Londra, 19 gennaio 2012.

Esercitazione delle forze di sicurezza per i giochi olimpici a Londra, 19 gennaio 2012.

AFP

Mentre gli atleti di tutto il mondo si preparano per l’inizio delle Olimpiadi in programma il 27 luglio, i londinesi si lamentano del traffico, dei ritardi nei trasporti pubblici e di una presenza massiccia e intimidatoria delle forze di sicurezza.

L’altro giorno siamo andati per le strade e abbiamo chiesto ad alcuni londinesi cosa ne pensano delle Olimpiadi. Le risposte, spesso accompagnate da una risata amara, includevano regolarmente le parole “fiasco”, “disastro” e “stato di polizia”. In molti ci hanno spiegato dettagliatamente il percorso che seguono per andare a lavoro, sottolineando come non sia più possibile rispettarlo e quanto ciò li infastidisca.

“Alla fine dei conti è una bella rottura di scatole”, ha detto Steve Rogers, capo di un’impresa edile, durante una pausa sigaretta vicino a Victoria station. Rogers ce l’aveva con i lavori nella metropolitana (“un casino infernale”), le strade chiuse (“un incubo”) e il fatto che le Olimpiadi abbiano creato posti di lavoro per “una massa di lituani, romeni e cechi” ma non per i britannici.

Per i sudditi della regina quella di lamentarsi è la reazione tradizionale alle difficoltà della vita. Fa parte dell’identità nazionale quanto il loro approccio depresso e deprimente alle condizioni del tempo (“Preparatevi per le inondazioni”, consigliava di recente il Daily Mail).

Tuttavia il grado di angoscia che abbiamo riscontrato nelle risposte dei londinesi va ben oltre la loro tradizionale tendenza a piangersi addosso. “Siamo di fronte a qualcosa di più profondo del classico sollievo che i britannici cercano nelle lamentele”, spiega lo scrittore freelance Dan Hancox. “Le Olimpiadi stanno rendendo le persone sistematicamente ostili”. Su Twitter Hancox ha scritto che per i londinesi “è come se qualcun altro avesse organizzato una festa a casa loro e chiesto un sacco di soldi per l’ingresso mentre tutti loro sono chiusi in cantina”.

“Le strutture viarie sono state ridotte al punto tale che sembra che ci stiamo preparando a un conflitto armato”, ha dichiarato lo scrittore in un’intervista. “Stanno dicendo ai commercianti di ammassare le scorte e chiedono alla gente di restare a casa, non usare la metro e rimanere ancorata al divano. Come se la nostra sicurezza fosse in pericolo. Nelle nostre strade c’è un esercito. Dopo 60 anni di pace siamo di nuovo sul piede di guerra, ed è qualcosa che inquieta profondamente il popolo britannico”.

Questo senso di disgrazia incombente è stato alimentato anche dai mezzi d’informazione. Secondo gli articoli del Daily Mail centinaia di migliaia di biglietti sono ancora invenduti, nessuno vuole guardare le donne che giocano a calcio e alcuni dei tracciati di mountain bike non saranno completati in tempo. “L’eccesso di forze di sicurezza potrebbe creare il caos per gli spettatori”, scriveva il quotidiano la settimana scorsa accanto a un articolo intitolato “Il sistema di trasporti londinese fallisce ancora”.

Giochi inzuppati

Molti londinesi sentono che gli è toccata la parte peggiore delle Olimpiadi – i costi, i grattacapi, le autorità che dicono di non fare niente e non andare da nessuna parte – senza ricevere in cambio alcun beneficio. La società di sicurezza ingaggiata a caro prezzo dal governo ha dimostrato assoluta incompetenza. Gli sponsor ufficiali hanno fatto in modo che nessuno, a parte loro, possa approfittare dei giochi per guadagnare visibilità.

“È come vivere in uno stato di polizia”, ha dichiarato un’imprenditrice. La sua società voleva lanciare una campagna sui social network legata alle Olimpiadi, ma gli avvocati l’hanno avvertita che se avesse usato la parola “Olimpiadi” avrebbe passato guai legali e avrebbe dovuto pagare una pesante multa. “È per questo che non vedete alcun riferimento ai giochi nelle vetrine dei negozi o per strada. La gente ha paura”.

E poi cosa facciamo se non smette di piovere? Nonostante questa sia una delle estati più umide che si ricordi, segnata da diluvi e inondazioni, le autorità continuano a dire che la pioggia dovrebbe sparire prima dell’inizio dei giochi. Ne sono così convinti che non hanno preparato alcun piano alternativo. Lo stadio olimpico dove si terrà la cerimonia inaugurale non ha nemmeno un tetto.

In settimana il presidente del comitato organizzativo dei giochi Sebastian Coe ha spiegato che alcuni dei siti olimpici fuori Londra sono “inzuppati”, e ha invitato gli spettatori a indossare impermeabili e stivali di gomma. “Dobbiamo rassegnarci al fatto che siamo un paese dell’Europa del nord”, ha dichiarato Coe ai giornalisti.

Abbiamo incontrato Linbda Vaughn, 68 anni, mentre passeggiava nei pressi di Victoria station. Ci ha raccontato di essere totalmente confusa a causa del bombardamento di messaggi discordanti: benvenuti alle Olimpiadi, adesso per favore andate via.

“Continuano a dirci ‘andate oltre le olimpiadi’”, spiega riferendosi al programma del municipio per convincere la gente a fare programmi di viaggio alternativi. “Ma per me è ancora un mistero dove dovremmo andare, soprattutto considerando che Londra non si muove neanche nel migliore dei giorni”.

Traduzione di Andrea Sparacino

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