Diaz. E adesso Mario Monti dica qualcosa, cazzo « Mazzetta

Diaz. E adesso Mario Monti dica qualcosa, cazzo « Mazzetta.

 

Le condanne ai poliziotti per le allucinanti condotte attorno e dentro la scuola Diaz a Genova nel 2001 sono diventate definitive.

Il Presidente del Consiglio è quindi chiamato a comunicare velocemente la posizione del governo di fronte a questa condanna, che decapita i nostri servizi di sicurezza, dopo che il loro comportamento ne aveva già ucciso la credibilità.

Dopo le infamie e i vigliacchi silenzi di Berlusconi e Fini, all’epoca in carica, tocca a oggi Mario Monti rappresentare lo stato e rispondere dell’accertamento di quei gravissimi crimini di fronte ai cittadini, evitando l’ennesima figura da Schettino o di imitare il proprio ministro dell’Interno, che nei giorni scorsi aveva vergognosamente usato il condizionale parlando delle responsabilità emerse e sanzionate da un’altra sentenza definitiva a carico degli agenti che uccisero Federico Aldrovandi. Ministro che ha dovuto attendere le ulteriori e pubbliche offese ai danni della vittima prima di segnalare la volontà del governo di censurare gli operatori condannati per omicidio e relativi depistaggi in frode alla giustizia.

Ancora più gravi le condanne confermate oggi a carico dei dirigenti di polizia, che hanno ben altra rilevanza e potere rispetto agli agenti condannati a Ferrara e che ora dovranno lasciare gli incarichi visto che alla condanna è aggiunta sospensione dai pubblici uffici. Si parla dell’attuale capo servizio centrale operativo, del capo del reparto analisi dell’Aisi, del capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia e altri alti funzionari che probabilmente saranno solamente sospesi per alcuni anni dalle loro funzioni. Mentre in qualsiasi paese civile il solo sospetto di aver congiurato contro la giustizia li avrebbe già spinti alle dimissioni da anni.

Uno scandalo che non può scivolare via come se niente fosse, perché ora la giustizia italiana ha certificato i gravi crimini che alti funzionari hanno commesso in quel di Genova e di quei crimini deve rispondere il governo, che deve dimostrarsi diverso da quelli che l’hanno preceduto e assumersi le responsabilità che gli competono, nei confronti delle stesse istituzioni stuprate da quei comportamenti infami e di tutti i cittadini, che devono potersi fidare delle forze dell’ordine, ora affidate intollerabilmente al comando di un discreto gruppo di pregiudicati legati da forti complicità reciproche.

Monti deve dimostrare di non essere il comandante Schettino di una polizia irresponsabile, ma un presidente del consiglio capace di assumersi le responsabilità politiche e morali che gli competono e, allo stesso tempo, che lo stato italiano e il suo governo non sono complici e parte quella realtà indegna raccontata nelle sentenze dei tribunali di Genova.

Un decennio animato da governi e rappresentanti delle istituzioni vigliacchi e irresponsabili ci separa dal 2001, tocca oggi a Mario Monti dimostrare che qualcosa è cambiato con questa sentenza e che lui, a differenza dei suoi predecessori, non fugge le responsabilità che gli toccano in quanto rappresentante di uno stato che a lungo si è coperto d’infamia e che ora è nudo di fronte alla storia e alla verità giudiziaria.

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