Le verità nascoste / Rubriche e opinioni – Nuovo Paese Sera

Le verità nascoste / Rubriche e opinioni – Nuovo Paese Sera.

di Massimiliano Iervolino

Nella gestione dei rifiuti la massima trasparenza costituisce una conditio sine qua non, per governare una materia che a volte genera degli scontri feroci.
Le verità nascoste al contrario sono l’anticamera del disastro. Qualcuno può sperare di tenerle segrete, ma prima o poi, anche grazie ad internet, verranno fuori. Quando questo succede il rapporto tra i cittadini e le istituzioni già incrinato, tende a spezzarsi. Tali crepe sono la premessa ad emergenze incombenti, il tutto a discapito della salute collettiva.

Martedì 19 giugno, in commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti sono stati ascoltati i tecnici dell’Ama e della E.Giovi (società che gestisce due Tmb nonché la discarica di Malagrotta). Orbene durante questa sessione è scoppiata “la guerra del tal quale”. Le due società si sono scambiate reciproche accuse rispetto al non funzionamento a regime degli impianti di trattamento meccanico biologico, macchinari utili per non conferire il cosiddetto tal quale in discarica. A questo punto sono utili alcune premesse, la direttiva 31/1999 dell’Unione Europea stabilisce: “in discarica possono entrare solo rifiuti pretrattati cioè quelli depurati dalla raccolta differenziata”. In Italia la norma comunitaria viene recepita solo con il decreto 13 gennaio 2003 numero 36 ed applicato con un decreto del 3 agosto 2005.

Ma dal 2005 a tutt’oggi le discariche hanno comunque potuto ricevere rifiuti indifferenziati non pretrattati per via di deroghe annuali generalmente contenute nelle leggi finanziarie. Tali rinvii all’applicazione puntuale della legge non riguardano solo la discarica di Malagrotta, ma attengono anche a numerosi invasi ubicati soprattutto nelle regioni del centro sud Italia. Nella maggior parte dei casi questo avviene sia perché non c’è una raccolta differenziata degna di questo nome, ma anche e soprattutto per la mancanza di impiantistica utile a trattare l’indifferenziato.
E a Roma che succede? Nella Capitale vengono prodotte 4.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno, i quattro impianti di trattamento meccanico biologico, qualora lavorassero alla massima potenzialità, ne potrebbero trattare 3.000. Sulla carta, quindi, avremmo un deficit strutturale di 1.000 tonnellate al giorno. Ma gli impianti non funzionano a regime ergo l’ammontare di tal quale da conferire in discarica aumenta, e con esso la produzione di percolato, di gas nocivi e di odori nauseabondi.

Resta da chiedersi perché questi macchinari non lavorano alla massima potenzialità? I Radicali, da diversi anni, continuano a ripetere che questo accade perché conferire materiale non trattato a Malagrotta costa di meno rispetto all’interramento con previa lavorazione. Una verità nascosta? Sembrerebbe di sì, visto il tanto clamore che ha suscitato la dichiarazione dell’ingegnere Stella del gruppo E.Giovi, che il 19 giugno dinnanzi alla commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha espressamente dichiarato: [..] I rifiuti vanno in discarica. Riceviamo al Tmb quelli che ci vengono conferiti, le bolle di accompagnamento sono fisicamente diverse se l’Ama li destina alla discarica o al Tmb e se dirotto al Tmb un rifiuto che l’Ama ha previsto di mandare in discarica non mi pagano”. E alla domanda di De Angelis “Perché li dovete mandare in discarica?”, candidamente Stella ha risposto “Perche’ costa di meno. Loro sono una spa, hanno un bilancio, un budget da rispettare e cercano di risparmiare. [..]. Affermazioni gravi, alle quali non è tardata la puntuale replica di Ama che ha rispedito al mittente le accuse.

Questa storia, come detto in apertura, ha molte verità nascoste. Invero, durante un’altra audizione, tenutasi in commissione ambiente della Regione Lazio, alcuni dirigenti dell’azienda capitolina hanno affermato che i due impianti di trattamento meccanico biologico di loro proprietà (Rocca Cencia e via Salaria) lavorano a regime solo quando il cdr prodotto può essere bruciato negli inceneritori di San Vittore e Colleferro. Qualche attento lettore, di fronte a detta affermazione, potrebbe subito notare come l’Ama non abbia citato il gassificatore di Malagrotta.
Ebbene, forse pochi sanno che l’impianto di proprietà della Colari è fermo dal 10 ottobre 2011. Perché? L’avvocato Cerroni giustifica questo blocco per la manutenzione della prima linea e la costruzione della seconda e terza.

Ma in realtà le motivazioni sono altre. La prima attiene alla mancanza di un contratto di servizio tra l’Ama e la Colari, l’azienda capitolina non proponendo tale atto influisce indirettamente anche sulla messa a regime degli impianti Tmb denominati Malagrotta 1 e Malagrotta 2, infatti la Colari non potendo bruciare il “suo” Cdr nel gassificatore ubicato vicino alla discarica, ne produce una quantità minima per non vedersi aumentare i costi di trasporto del combustibile da portare negli impianti di Colleferro e San Vittore.
La seconda motivazione è da ricercarsi nell’aiuto economico che Cerroni chiede allo Stato, da mutuare attraverso la Cassa Depositi e Prestiti o altri Istituti Finanziari, per realizzare la seconda e terza linea di gassificazione a Malagrotta e quella di Albano. Il problema del conferimento di tal quale nella discarica più grande d’Europa non è di oggi. Da moltissimo tempo, infatti, continua questo metodo illegale.

Il risparmio economico è sicuramente stato centrale nelle scelta dell’illegale metodo di smaltimento che, è bene ripeterlo, crea disastri ambientali e alla salute. Tanto è vero che, il 20 giugno 2012, è stata diffusa dagli organi di stampa e di informazione la notizia dei preoccupanti risultati di una ricerca del dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma E della Regione Lazio, che evidenzierebbe la crescita di alcune importanti patologie, come quelle tumorali, cardiovascolari e dell’apparato respiratorio, nelle aree abitate circostanti la discarica di Malagrotta e la raffineria di petrolio di Valle Galeria. La Procura di Roma indaga, il consigliere Radicale Rossodivita ha presentato un esposto per denunciare quanto sopra. Vedremo se le verità nascoste, finalmente, verranno rivelate. Attendiamo fiduciosi, si fa per dire!

di Massimiliano Iervolino

*membro del comitato nazionale di Radicali Italiani

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