unoenessuno: Ho vinto io ma non ha ancora vinto la giustizia

unoenessuno: Ho vinto io ma non ha ancora vinto la giustizia.

 

Forse ha ragione Rosaria Schifani, la splendida donna che ha dovuto imparare troppo giovane cosa sia la ferocia della mafia per la perdita del marito, l’agente Vito Schifani.

Morto a Capaci nell’attentatuni, assieme alla scorta del giudice Falcone.
Ho vinto io, dice Rosaria, nel bel documentario di Felice Cavallaro: io che sono riuscita ad andare avanti, andandomene da Palermo ma rimandovi con la testa.
Io che ho cresciuto un figlio, che oggi ha vent’anni e sta frequentando l’accademia della guardia di Finanza.
Io che ho camminato sulle mie gambe, con la vicinanze delle altre persone che come me hanno sofferto per la mafia: il figlio di Rocco Chinnici, la moglie del giudice Paolo Borsellino ..
Io che ho tenuto in piedi una famiglia senza ricorrere ai soldi dei delitti. 

Nel documentario, rosaria ha attraversato le tappe della sua tragedia personale: il luogo dell’attentatuni , la villa bunker di Riina all’Uditore, la cucina dove Ninetta (la moglie di totò Riina) preparava da cucinare mentre il marito decideva della morte di altre persone.
Nella caserma Lugarno, con i ragazzi delle scorte, nei luoghi dove Vito passava le giornate. Nel palazzo di Giustizia, dove lavoravano Falcone e Borsellino (e gli altri magistrati del pool): il palazzo dei veleni, dei timori nell’affrontare veramente la lotta alla mafia (e chi l’ha fatto lo ha pagato con una vita di sacrifici ).
Infine le lapidi agli angoli di Palermo che ricordano gli uomini dello stato che sono diventati degli eroi: Mattarella, Zucchetto, Giuliano, La Torre, Chinnici …
Forse, come il marito, non volevano diventare eroi, ma semplicemente fare il loro dovere, di uomini dello stato. Come Vito, volevano fare i poliziotti che la sera tornano a casa.

Rivolgendosi ai mafiosi, nella chiesa dove si tennero i funerali della scorta di Falcone, Rosaria diceva  “io vi perdono, ma vi dovete inginocchiare” ..
Avete ucciso, avete fatto del male, avete fatto degli orfani che non conosceranno mai il padre: ma ora dovete inginocchiarvi alla giustizia.
Qualcuno dei mafiosi l’ha fatto.

Ma è ancora presto per dire “c’era una volta la mafia”: oggi Emanuele, il figlio di Rosaria ha venti anni e forse un giorno riuscirà a dirlo. C’era una volta la mafia, i mafiosi e quella zona grigia fatta da amministratori, medici, avvocati, colletti bianchi che ha permesso alla mafia l’impunità e la penetrazione dentro lo Stato.
E c’erano anche uomini coraggiosi come tuo padre Vito Schifani che sapeva quello che rischiava ogni giorno.
Come anche Giovanni, Antonio, Rocco, e tutti gli altri.

Come ha raccontato nell’introduzione Carlo Lucarelli (che a seguire il documentario ha raccontato i misteri attorno alla morte dei due magistrati Falcone Borsellino), verrà un giorno in cui potremo celebrare questi eroi, loro malgrado: oggi il dovere della memoria è qualcosa di più. E’ portare avanti la lotta per la verità e la giustizia anche oggi, in questo paese curioso “dove raccontare il passato riesce ad essere anche il futuro”.
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