Rifiuti, un punto di vista vicino al Ministro dell’Ambiente

Riporto questo articolo, non firmato,  dal sito dell’agenzia DIRE, che può essere considerato un punto di vista molto vicino alle posizioni del Ministro dell’Ambiente.

Sicuramente rappresenta delle argomentazioni che verranno trattate nel corso dei lavori sul Piano di rifiuti per Roma e che peseranno sulle decisioni finali, attese per il giorno 11 aprile 2012.

 

Rifiuti, vicini ad una soluzione. Mentre l’Ue ci indica la strada | DIRE LAZIO | Agenzia DIRE.

 

 

Tre incontri fissati al ministero dell’Ambiente. Le linee guida Ue, e alcuni esempi di convivenza con gli inceneritori

 

ROMA – L’emergenza rifiuti nel Lazio e’ alla fase cruciale. Con tre incontri fissati al ministero dell’Ambiente per arrivare a una soluzione. Si deve chiudere Malagrotta, individuare una nuova discarica, chiudere in maniera sostenibile il ciclo dei rifiuti. Alla fine del ciclo, pero’, di un ‘buon ciclo’ dei rifiuti, c’e’ un termovalorizzatore, cioe’ un inceneritore che – nel rispetto della normativa ambientale e della salute dei cittadini – bruci tutto cio’ che non si e’ potuto riusare. E’ cosi’ in Europa, dove ‘casi Campania’ non si verificano, ed e’ cosi’ per l’Unione europea. Ecco, in estrema sintesi, quale e’ la posizione di Bruxelles in materia.

Una buona gestione dei rifiuti comincia innanzitutto con la prevenzione: dopo tutto, cio’ che non e’ prodotto non deve essere smaltito. ‘In qualsiasi piano di gestione dei rifiuti la prevenzione e la riduzione al minimo, dovrebbero pertanto avere la priorita’ assoluta’, raccomanda la Commissione. Nelle imprese che producono rifiuti, i pianificatori e i gestori ‘devono sempre scegliere l’opzione di trattamento ottimale, che comporti i minori rischi possibili per la salute umana e l’ambiente’.

Ciascuna opzione di trattamento comporta impatti diversi, per diversi comparti ambientali. Il riciclo completo, o parziale, significa che le quantita’ di rifiuti da smaltire possono essere ridotte, evitando di usare materie prime. Ad esempio il compostaggio di materiale organico, puo’ ridurre le quantita’ di rifiuti da smaltire. Il compostaggio di qualita’ fornisce un prodotto finale valido, che puo’ essere usato come ammendante (sostanza, naturale o sintetica, minerale od organica, capace di modificare e migliorare le proprieta’ e le caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e meccaniche di un terreno) in agricoltura. In alcuni casi, si puo’ recuperare l’energia dal materiale di scarto ed usarla come combustibile.

Per eliminare i rifiuti si ricorre alla discarica e all’incenerimento. ‘Nessuna di queste soluzioni e’ perfetta- avverte la Commissione europea- in quanto entrambe sono potenzialmente nocive per l’ambiente e la nostra salute.

L’opzione migliore e’ semplicemente ridurre il quantitativo totale dei rifiuti prodotti’.

La gestione dei rifiuti e’ un argomento complesso e con molte componenti ed e’ ‘facile perdere di vista la ‘visione generale”. La gestione europea dei rifiuti e’ una sfida particolare: bisogna realizzare la protezione ambientale, senza distorsioni per il mercato interno europeo. Non esistono modelli da applicare ad ogni situazione ma l’Unione europea imposta la gestione dei rifiuti su principi precisi.

Il primo principio quello di prevenzione: ridurre al minimo ed evitare per quanto possibile la produzione di rifiuti. Il secondo principio e’ quello della responsabilita’ del produttore e principio ‘Chi inquina paga’: in altre parole, ‘chi produce rifiuti o contamina l’ambiente, deve pagare interamente il costo di queste operazioni’. Terzo e’ il principio di precauzione: prevedere i problemi potenziali. Resta infine, il principio di prossimita’: smaltire i rifiuti il piu’ vicino possibile al punto di produzione. Anche ‘portare a spasso’ i rifiuti comporta dei problemi, che vanno dalla contaminazione eventuale alle emissioni di CO2 e non solo legate ai trasporti.

Questi principi sono stati resi piu’ concreti nella strategia generale sui rifiuti dell’Unione europea del 1996, che stabilisce la gerarchia preferenziale delle operazioni di gestione dei rifiuti: prevenzione dei rifiuti; riciclo e riutilizzo; smaltimento finale ottimale e migliore monitoraggio.

La strategia sottolinea anche la necessita’ di ridurre gli spostamenti dei rifiuti e migliorarne le normative sul trasporto; prevedere nuovi e migliori strumenti di gestione dei rifiuti, strumenti regolamentari ed economici; fare statistiche affidabili e comparabili sui rifiuti; creare piani di gestione dei rifiuti; vigilare sulla corretta attuazione della legislazione.

IL TERMOVALORIZZATORE, ECCO COME FUNZIONA E ALCUNI CENNI DI LEGGE – Il concetto e’ semplice: dopo la differenziata, la parte rimanente della spazzatura si puo’ bruciare e con il calore ottenuto si puo’ alimentare una turbina a vapore che produce elettricita’. Il calore rimanente, a sua volta, quello dei fumi e del vapore post-turbina, si puo’ usare in cogenerazione per riscaldare – spedito in tubature – le abitazioni vicine. Questa e’ la termovalorizzazione con recupero di energia: qualcosa di diverso, evidentemente, dal ‘solito’ inceneritore che brucia ‘senza costrutto’.

Ovviamente, cosi’ la si fa facile: innanzitutto serve prima un ‘sistema’ dei rifiuti, e poi serve un attento controllo del rispetto dei livelli di emissione per quanto riguarda i gas che escono dalle ciminiere. Controlli rigorosi che la legge prevede stabilimendo il rispetto di una normativa severa stabilita dall’Unione europea. Alla fine, quel che rimane (della cenere) se non si puo’ usare per altri scopi (ad esempio nelle costruzioni, se non e’ tossica) puo’ finire in piccole discariche. Si tratta di una tecnologia ormai molto diffusa e che contribuisce alla produzione di energia: ad oggi, tenendo presenti i circa 50 impianti di trattamento termico italiani, delle varie tipologie, solo 2 ancora non ne stanno mettendo in rete. A livello europeo, come e’ noto, il modello piace, infatti la produzione di energia primaria dall’incenerimento dei rifiuti urbani e’ piu’ che raddoppiata dal 1995 ad oggi.

I trattamenti di tipo termochimico – tra i quali rientra la termovalorizzazione – sfruttano l’azione del calore (ottenuto tramite la combustione del rifiuto stesso o tramite una sorgente esterna di energia) per far avvenire reazioni di tipo chimico in grado di trasformare la frazione organica dei rifiuti (solidi, nel caso dei rifiuti urbani) in composti piu’ semplici, per lo piu’ di tipo gassoso. I trattamenti di tipo termochimico sono tutti riconducibili all’applicazione (anche combinata) di tre distinti processi: combustione; gassificazione; pirolisi.

La normativa vigente a livello nazionale e la convenienza economica suggeriscono l’adozione di sistemi avanzati di recupero energetico (da cui i neologismi ‘termovalorizzazione’ e ‘termoutilizzazione’) attraverso la produzione di energia termica e/o elettrica, anche in combinazione.

Sul fronte del recupero energetico, nel caso della combustione diretta la produzione di energia elettrica puo’ essere realizzata unicamente attraverso l’adozione di un ciclo termico che prevede la produzione vapore surriscaldato spinto in una turbina che a sua volta trascina un generatore.

Ai fini del trattamento i Rur (Rifiuto urbano residuo, il rifiuto non intercettato dalle raccolte differenziate delle frazioni secche recuperabili e delle frazione organiche) possono seguire due strade: o avviati direttamente alla valorizzazione energetica senza alcun pretrattamento, fatta eccezione per la rimozione dei cosiddetti ‘rifiuti ingombranti’ (mobilio, apparecchiature elettriche/elettroniche, elettrodomestici eccetera), oppure avviati ad un impianto di pretrattamento dove, attraverso una serie di operazioni di trattamento di tipo Tmb (Trattamento meccanico biologico, cioe’ il trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati e/o avanzati dalla raccolta differenziata che sfrutta l’abbinamento di processi meccanici a processi biologici quali la digestione anaerobica e il compostaggio), e’ possibile ottenere la ‘frazione secca’ o il Cdr (Combustibile da rifiuti), caratterizzato fa una migliore omogeneita’ e da un ridotto contenuto di umidita’, oltre che da un minore contenuto di inquinanti.

Il recupero di energia dall’incenerimento ha iniziato a svilupparsi negli Anni 70 quando si e’ provveduto ad integrare l’apparecchiatura di combustione con trattamenti piuttosto semplificati di depurazione finalizzati dapprima alla riduzione del carico di polveri e, successivamente, anche alla riduzione dei gas acidi presenti nei fumi. Il recupero avviene sotto forma di produzione di energia elettrica e/o termica, ottenuta attraverso l’impiego del vapore generato in un’apposita caldaia concettualmente costituita da uno scambiatore di calore acqua-fumi e attraverso il recupero del calore che deriva dal raffreddamento dei fumi, necessario per il loro successivo trattamento.

VIVERE VICINO A INCENERITORE: IN EMILIA ROMAGNA CE NE SONO 8 ATTIVI – Emissioni ‘nettamente inferiori ai limiti di legge’, mentre per quel che riguarda il particolato si verifica ‘l’attuale impossibilita’ di identificare una ‘traccia” dell’inceneritore e di distinguerla dall’inquinamento da traffico o da riscaldamento. Sul fronte della salute umana non risulta una ‘coerente associazione con le emissioni degli inceneritori di rifiuti ne’ per le patologie tumorali, ne’ per la mortalita’ in generale’. Questi alcuni dei risultati del progetto Moniter, lo studio promosso dalla Regione Emilia Romagna e coordinato da Arpa sugli inceneritori di rifiuti urbani. Iniziato nel 2007 lo studio si e’ concluso nel 2011 e ha interessato le persone che vivono in un raggio di 4 chilometri dagli impianti, complessivamente 220 mila cittadini.

Non e’ un caso che lo studio sia stato svolto in Emilia Romagna. Infatti nella regione sono attivi 8 inceneritori di rifiuti urbani (su un totale di 50 circa impianti per il trattamento termico in Italia), che smaltiscono in un anno poco meno del 4% dei rifiuti complessivamente prodotti in regione, e il 18% di quelli classificati come ‘rifiuti urbani’ (il 33% dei rifiuti urbani indifferenziati): vale a dire circa 540.000 tonnellate su 3.014.000 (dati Arpa 2009).

Il progetto triennale Moniter – Monitoraggio degli inceneritori nel territorio dell´Emilia-Romagna – promosso da Rer e Arpa, ha l´obiettivo principale di ‘organizzare un sistema di sorveglianza ambientale e valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento in Emilia Romagna’, come dice il suo titolo ‘ufficiale’.

Si tratta, cioe’, di sistematizzare le conoscenze esistenti, che sono molte e importanti, di uniformare le metodologie di monitoraggio ambientale degli impianti di incenerimento rifiuti (i sistemi presenti da lungo tempo non sempre sono completamente comparabili tra loro, perche’ frutto dell´applicazione di metodi parzialmente diversi), di acquisire nuove conoscenze relative alle caratteristiche qualitative e quantitative degli inquinanti emessi dagli impianti e presenti in ambiente e, soprattutto, di integrare conoscenze ambientali e conoscenze epidemiologiche e sanitarie. Quest´ultimo aspetto, la valutazione con approccio omogeneo dello stato di salute della popolazione esposta alle emissioni degli inceneritori di rifiuti urbani in esercizio nel territorio regionale, rende il progetto Moniter ‘un´attivita’ sperimentale pressoche’ inedita, non solo in Italia, per dimensione e ampiezza dell´indagine’.

Le conclusioni dello studio, condivise dal Comitato scientifico presieduto da Benedetto Terracini (professiore in pensione di Biostatistica all’universita’ di Torino, membro del Cstee – Comitato scientifico della Commissione europea sulla tossicita’, l´ecotossicita’ e l´ambiente – e della commissione Oncologica della Regione Piemonte), ‘confermano che i valori delle emissioni in atmosfera degli impianti di incenerimento, per quanto riguarda tutti i principali inquinanti, sono nettamente inferiori ai limiti di legge’, segnala la Regione. I livelli sono ‘di 100 volte per quanto riguarda diossine e furani, di 1.000 volte se si considerano gli idrocarburi policiclici aromatici’.

Le indagini chimiche, realizzate sul particolato presente in atmosfera, ‘confermano l’attuale impossibilita’ di identificare una ‘traccia’ dell’inceneritore e di distinguerla da altre fonti di inquinamento come ad esempio il traffico veicolare o il riscaldamento urbano’.

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute umana, l’indagine epidemiologica condotta nell’ambito di Moniter ‘non mostra una coerente associazione con le emissioni degli inceneritori di rifiuti ne’ per le patologie tumorali, ne’ per la mortalita’ in generale’.

IL SINDACO DI BRESCIA: NOI UN ESEMPIO – ‘Il termovalorizzatore di Brescia e’ l’esempio piu’ virtuoso a livello italiano, ma non solo’. E’ anche per questo che, in un momento ‘caldo’ della questione rifiuti nel Lazio, l’agenzia Dire ha intervistato nei giorni scorsi, sul tema della ‘convivenza’ tra una citta’, i residenti e questo tipo di impianto, proprio il sindaco di Brescia, Adriano Paroli.

Il vostro e’ un ‘caso scuola’ di convivenza tra citta’ e termovalorizzatore: puo’ dirci quali sono i principali vantaggi per la comunita’ portati da questa tecnologia?

‘Il termovalorizzatore di Brescia e’ l’esempio piu’ virtuoso a livello italiano, ma non solo visto che nel 2006 e’ stato giudicato dalla Columbia University come il migliore impianto al mondo. È una preziosa risorsa per Brescia: grazie alla rete del teleriscaldamento, infatti, genera energia elettrica e permette di recuperare notevoli quantita’ di energia termica, convogliando il calore prodotto nella rete del teleriscaldamento fino alle abitazioni dei cittadini. A pieno regime, la struttura puo’ trattare fino a 800 mila tonnellate l’anno di rifiuti e biomasse, producendo 570 milioni di chilowattora di elettricita’, che corrispondono all’incirca al fabbisogno annuo di 190 mila famiglie, e 580 milioni di chilowattora di calore, che basterebbero a riscaldare 50 mila appartamenti, comportando un risparmio di 150 mila tonnellate di petrolio ogni dodici mesi. In questo modo si da un significativo contributo alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica’.

Quali sono, se ce ne sono, degli svantaggi, e quali sono le cose che correggereste?

‘Tutto e’ perfettibile e migliorabile, ma in fase di progettazione ci si e’ preoccupati di ridurre l’impatto ambientale dell’opera: Il progetto dell’impianto e il suo inquadramento nel paesaggio sono stati ideati parallelamente fin dalle fasi iniziali, con l’obiettivo di arrivare a un armonico posizionamento nel contesto ambientale. L’attenzione per l’ambiente e’ confermata dal fatto che meta’ dell’investimento per la realizzazione dell’impianto e’ stato destinato agli apparati di depurazione dei gas derivanti dalla combustione e a sistemi di protezione ambientale. La termovalorizzazione e’ di fatto, in termini di efficienza energetica, un importante fattore di protezione ambientale, perche’ consente il risparmio di risorse non rinnovabili e permette di ridurre emissioni dagli impianti che funzionano a combustibili fossili. Inoltre, i fumi della combustione, prima di essere scaricati nell’atmosfera, sono sottoposti a un complesso ed efficace trattamento di depurazione’.

E’ stato difficile far ‘accettare’ il termovalorizzatore alla popolazione? Come ci siete riusciti?

‘I bresciani sono persone estremamente concrete e intelligenti. Hanno fin da subito capito l’importanza del progetto e il fatto che ora questa struttura venga presa come esempio a livello mondiale diventa motivo di vanto per tutto il territorio e per l’intera comunita”.

3 aprile

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia Dire» e l’indirizzo «www.dire.it»

 

 

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