Terra bruciata / Rubriche e opinioni – Nuovo Paese Sera

Terra bruciata / Rubriche e opinioni – Nuovo Paese Sera.

L’operazione da compiere chiara, chirurgica. Occorrerà “solo” trovare uno o più invasi per arrivare al 2014/2015. In quegli anni, secondo i piani, si assisterà ad un cambio della guardia. Le discariche, così come le abbiamo conosciute nella nostra regione, lasceranno il posto ad altri inceneritori.

BASTA INVASI – L’Europa è stata perentoria: basta invasi! Bruxelles attraverso le diverse procedure d’infrazione ha imposto un ultimatum al nostro Paese, che rischia multe salatissime non solo per l’enorme collina ubicata nella Valle Galeria ma anche per gli altri 102 siti considerati illegittimi dalle Direttive europee. Quindi si deve cambiare.
La nostra terra non dovrà più assimilare milioni e milioni di tonnellate di rifiuti. Il lettore, a questo punto, potrebbe tirare un sospiro di sollievo, pensare che finalmente si andrà nella giusta direzione! Ma purtroppo non è tutto oro quello che luccica. Perché? Semplice e banale nello stesso tempo. L’Unione Europea da diversi anni ha delineato una rigida gerarchia nel ciclo dei rifiuti: riduzione, riciclo, recupero di materia e di energia, smaltimento.

QUELLO CHE L’EUROPA CHIEDE – L’ordine delle azioni da mettere in campo è perentorio, ma nel nostro Paese solitamente le cose si fanno alla rovescia. Il perché appare tanto semplice quanto penoso. Le prime tre azioni imposte da Bruxelles non garantirebbero e non garantiscono alla partitocrazia il controllo del consenso, lo smaltimento e/o l’incenerimento invece sì. La monnezza abbiamo imparato tutti a conoscerla e riconoscerla come mezzo per accaparrarsi la padronanza di un territorio. Basta volgere lo sguardo al Sud, alla Calabria, Sicilia e Campania, per capire e farsi un’idea.

IL LAZIO – E nel Lazio? Dopo che per anni si è massacrata irrimediabilmente la terra, ora si tenterà un nuovo inganno a danno di tutti: inquinare l’aria attraverso l’uso del fuoco. Tale premessa si è resa necessaria per fornire il giusto risalto a ciò che è accaduto il 22 marzo. Ebbene sì, giovedì scorso qualcosa è successo, non si può fare finta di nulla. Volente o nolente il tavolo convocato dal Ministro Clini ha già avuto un primo risultato. Mentre tutti si aspettavano una notizia direttamente dal summit convocato in prefettura la novità è invece arrivata dal Consiglio di Stato.

IL GASSIFICATORE DI ALBANO – Il gassificatore di Albano potrà essere costruito, ribaltata totalmente la sentenza del TAR, finalmente il consorzio formato da Cerroni, Ama ed Acea potrà iniziare i lavori. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: ma questo cosa c’entra con le discariche che dovranno sostituire Malagrotta? La risposta è nulla, o quasi. Per l’immediato la sentenza non cambia niente. Bisognerà comunque trovare una soluzione per governare ed affrontare la transizione. Per il futuro, invece, lo scenario cambia e di molto. Ci sono due cose che mi preme vadano sottolineate. La prima è che Manlio Cerroni ha vinto una delle sue battaglie. Il gassificatore si farà, proprio come voleva l’ex governatore Marrazzo, proprio come desiderava il vecchio re. Prima che il Ministro Clini scendesse in campo questa possibilità era da considerarsi remota. Non si ricordano, infatti, dichiarazioni della Polverini a favore dell’ordinanza firmata dal suo predecessore. L’Ama e l’Acea andavano benissimo, ma l’avvocato di Pisoniano no. Per il quarto inceneritore, molto probabilmente, si pensava a Pizzo del Prete. Ma in pochi giorni sembra esser cambiato tutto o quasi tutto. Cerroni avrà il suo secondo gassificatore,  questo anche grazie alla presunta emergenza ed al tentativo di una riappacificazione tra gli attori istituzionali.
Ma veniamo al secondo punto, utile anche per riallacciarci alla premessa. Sabato 24 marzo, la Presidente Polverini nel rispondere ad un intervista pubblicata su “il Messaggero” ha dichiarato: «No, la buona notizia è la conferma del termovalorizzatore di Albano, deciso dalla giunta precedente, da parte del Consiglio di Stato. A questo punto, tenendo conto che stiamo acquisendo Gaia, se facciamo viaggiare al massimo i Tmb (trattamento meccanico biologico), i termovalorizzatori, con il potenziamento della raccolta differenziata potrebbe non essere necessario l’impianto di Pizzo del Prete, a Fiumicino. E la discariche che stiamo cercando ora per l’emergenza saranno certamente provvisorie. Questo deve essere chiaro. Non saranno nuove Malagrotta”.

INCENERITORI AL POSTO DELLE DISCARICHE – Ecco, appunto svelato l’obiettivo. Il 2014, od al massimo il 2015, sarà l’anno del cambiamento. Non più nuove Malagrotta ma inceneritori per sostituire lo smaltimento in invasi. Perchè? Semplice, l’Europa non consente più di avere enormi discariche. Allora si è pensato bene di passare al piano B. Bruciamo tutto, o quasi. Bruxelles accetterà questa “conversione”? Vedremo. Intanto cerchiamo di dare una mano al lettore per capire cosa bolle in pentola. Lo facciamo attraverso dei numeri che a volte possono sembrare aridi, ma in questo caso servono a farci comprendere meglio lo scenario che va delineandosi.

IL PIANO RIFIUTI DELLA REGIONE – Nel Piano rifiuti da poco approvato in consiglio regionale, alla voce “impianti di termovalorizzazione” si legge che nel 2014 si avrà una capacità di 707.900 tonnellate/anno. E’ corretto ricordare che questa portata è al netto del gassificatore di Albano, a testimonianza dunque di quanto la Giunta Polverini abbia sostenuto quel progetto. Certo forse avrebbero preferito Fiumicino e non Albano, ma le cose sono andate diversamente. Al “tavolo della pace” hanno dovuto pur concedere qualcosa. Tornando ai numeri, alla capacità sopra riportata si dovrà aggiungere la quota di 160.000 t/a. La somma che si ricava è 867.900 t/a. Cifra raggiungibile se, come già autorizzato, si realizzasse la seconda e terza linea di Malagrotta e l’ampliamento di San Vittore. Sarà l’emergenza a permettere queste azioni, basta andare cauti capendo bene chi e come far partecipare. Le elezioni comunali a Roma si avvicinano, le casse del Campidoglio sono quasi in default, chiunque vincerà avrà bisogno di soldi, quindi un evviva alla politica quasi bipartisan. Largo alle grandi intese con la supervisione di un Ministro tecnico! Perché litigare quando il business dei rifiuti può portare nuove ed importanti risorse economiche? Chi vincerà ne godrà. Ma torniamo alle cifre, per soddisfare tutti gli inceneritori previsti entro il 2014, al massimo 2015, ci vorranno circa 867.900 t/a di Cdr, visto che tale materiale è circa il 35% dell’indifferenziato, il conto è presto fatto. Per avere tutto quel combustibile bisognerà mandare agli impianti di trattamento meccanico biologico circa 2.400.000 tonnellate di RSU non differenziato che, considerando una produzione annua di circa 3.500.000 di tonnellate, corrisponde al 69% del totale dei rifiuti. Anche senza il raddoppio del gassificatore di Malagrotta ci troveremmo comunque di fronte ad una quantità molto alta di rifiuto indifferenziato. Alla faccia del tanto decantato 65% di raccolta differenziata prevista dalle direttive europee, dalla legge nazionale e dallo stesso piano rifiuti a prima firma Polverini. Il loro scenario appare chiaro ora al lettore? Sostituire le discariche di talquale con gli inceneritori e relativi invasi di servizio. E della famosa raccolta differenziata di cui amano riempirsi la bocca? Si arriverà forse ad un 30 al massimo 40% da raggiungere, se tutto andrà bene, ma non prima dell’anno 2017. Se non fosse questo il loro intento come sfamerebbero tutte quelle bocche di fuoco? Ecco come tenteranno di capovolgere la gerarchia dei rifiuti. Mentre chi scrive, insieme a tanti cittadini, esige il pieno rispetto delle norme. Ma forse è chiedere troppo?

* membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani

di Massimiliano Iervolino
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