8 marzo: dedicato a Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo

Aderisco anch’io all’iniziativa lanciata dal Quotidiano della Calabria, che sceglie di dedicare la festa dell’8 marzo a tre donne coraggiose: Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo.

Di seguito riporto dei link per conoscere meglio le loro storie

Lea Garofalo

Maria Concetta Cacciola

Giuseppina Pesce

Giuseppina Pesce racconta

LE URLA INASCOLTATE DELLE PENTITE DI ‘NDRANGHETA

8 marzo della Calabria

Festa della donna, 8 marzo dedicato a Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo.

L’iniziativa è del Quotidiano della Calabria. Il direttore Matteo Cosenza ricorda che queste donne “Nascono in ambienti tristi, vivono infelici anche perché la morte dispensata senza pietà è un boomerang sempre in movimento, ed hanno un futuro amarissimo. Ecco perché dobbiamo inchinarci davanti a Giuseppina, Maria Concetta e Lea”.
Tante le adesioni all’iniziativa lanciata dal Quotidiano della Calabria, che sceglie di dedicare la festa dell’8 marzo a tre donne coraggiose: Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo. È lo stesso direttore del giornale, Matteo Cosenza, a ricordare le storie di queste donne.Giuseppina Pesce viene arrestata nell’aprile 2010 “per associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta All Inside contro il clan dei Pesce di Rosarno. Il 14 ottobre si pente e inizia a collaborare con la Dda di Reggio Calabria. Il 16 aprile 2011, grazie alle sue dichiarazioni vengono arrestate sua madre Angela Ferraro e la sorella Marina”. Più tardi però il legale della donna, l’avvocato Giuseppe Madia, annuncia che Giuseppina sta ritrattando, a seguito di minacce da parte dei magistrati prontamente smentite. In realtà il 21 settembre la stessa afferma di esser stata costretta dai familiari a ritrattare la sua versione dei fatti. La sua testimonianza è risultata essere fondamentale per il processo All Inside.

Maria Concetta Cacciola invece “decide di pentirsi a fine aprile scorso. I primi di agosto lascia la località protetta e torna a Rosarno dove aveva lasciato i figli. Il 20 agosto si suicida ingerendo dell’acido muriatico”. I familiari faranno recapitare alla stampa una lettera nella quale la donna afferma di esser stata portata al tragico gesto dai magistrati, ma presto si scoprirà che la vera autrice della lettera non era Maria Concetta.

Lea Garofalo è stata invece sciolta nell’acido, ma il pm Marcello Tatangelo ha proprio in questi giorni rigettato l’aggravante mafiosa. La donna fu uccisa nel 2009 dal convivente e dai suoi fratelli perché aveva scelto di collaborare con la giustizia.

Matteo Cosenza lancia così un appello. Queste donne “hanno pagato un prezzo altissimo, ma lo pagheranno ancora di più se saranno dimenticate e il loto esempio non diventerà un patrimonio collettivo che rigenera in bene e felicità le azioni della gente di questa terra”. Per questo il direttore del quotidiano invita ad accompagnare ogni mimosa con i volti di Maria Concetta, Giuseppina e Lea: “Alla ‘ndrangheta militare e a quella in doppiopetto, che sta in mezzo a noi purtroppo, facciamo sapere da che parte stiamo. E questa sia solo una tappa di un cammino collettivo, fatto di piccoli e grandi gesti quotidiani, che guarisca la Calabria dal male che la devasta e la riscatti agli occhi dei suoi ragazzi e del mondo”.

Alla commovente iniziativa ha aderito anche il Circolo Legambiente di Reggio Calabria, che tramite la sua presidentessa, Nicoletta Palladini, la segretaria, Cristina Riso, la segretaria Regionale, Mariacaterina Gattuso, e Lidia Lotta, del comitato scientifico fanno sapere: “È una scossa che deve mettere in circolo una nuova e diffusa energia. La strada del cambiamento è lunga, ma ad ogni passo siamo sempre di più e sempre più consapevoli. Sappiamo che per guardare oltre l’ostacolo, anche quando intorno a noi i falsi profeti parlano di vittoria impossibile, non serve avere paura. Non più”.

Solidarietà espressa anche dalla Cisl Calabria: “La questione delle donne è una priorità nella nostra agenda politica e adesso ancora di più quella delle donne di ‘ndrangheta. Infatti pare evidenziarsi oggi, attraverso le testimoni di giustizia, una contezza di genere all’interno dei clan, finalizzata a voler realizzare un cambiamento che affranchi le future generazioni dalle catene della criminalità”.

Ma la strada è ancora lunga. Come ricorda Elena Bova, sempre sul Quotidiano della Calabria: “Che si viva a Cosenza o a Catanzaro, in un piccolo comune, ovunque l’aria che respiriamo è inquinata dalla mafiosità di comportamenti, l’infrazione alla regola è assurta nell’immaginario a qualità positive quali la forza o il coraggio. Chi ti procura una raccomandazione o ti permette di saltare una lista di attesa è degno di voto e di rispetto. Maria Concetta, Lea e Giuseppina e ancora altre hanno aperto varchi, gettato semi, stracciato il velo pietoso dell’omertà. La mano passa alla politica, se esiste ancora, se sente necessitò di tornare ad essere autorevole”.

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